Il web marketing sta iniziando solo ora a cogliere le prime, nuove opportunità offerte dal mercato e lo spazio di crescita e miglioramento è ancora vasto.
Ma dove sta il problema? Sta nel fatto che le aziende non percepiscono ancora queste opportunità perché l'informazione scarseggia. Tocca allora a noi agenzie sforzarci di far capire loro la ricchezza del mezzo in ottica marketing, ascoltando le necessità dell'interlocutore e parlando un linguaggio comprensibile. Sempre che si riesca ad avere un interlocutore. Ma questo è un altro problema di cui parleremo ancora.
Inoltre, il management delle aziende pretende di solito un impatto visibile, e preferibilmente immediato, sulle vendite per convincersi a spostare sul web parte dei budget adv, «ma cercano nella comunicazione online il Sacro Graal, sperando in risultati eccezionali con investimenti però non all’altezza rispetto agli altri mezzi», ha spiegato Layla Pavone, presidente dello IAB.
Morale: poiché è molto duro e difficile già ottenere un appuntamento, quando lo si raggiunge è fondamentale arrivare preparati. Per questo in DigiTouch ci preoccupiamo di auto-addestrarci con seminari, formazione, simulazioni. Vogliamo farci portavoce di questi nuovi scenari e opportunità in modo chiaro, convincente, esaustivo. E per fare questo anche noi dobbiamo prepararci a fondo e investiamo, all'interno, molto nei nostri collaboratori.
domenica 29 novembre 2009
venerdì 27 novembre 2009
Meno tv, più internet
Una interessante ricerca presentata l'altro ieri da Yahoo, evidenzia come sempre più italiani passino meno tempo davanti alla tv e sempre più su internet, anche a casa, anche nel tempo libero. Un atteggiamento che rivoluziona gli scenari della pubblicità. Una nuova opportunità per le aziende e per chi si occupa di marketing sul web.
Oggi la tv perde terreno a favore della grande rete. Ma non solo. Internet si conferma avere un ruolo strategico nelle scelte e nella formazione di opinioni. Pensate che il 31% degli intervistati nel sondaggio citato hanno dichiarato di aver cambiato idea su un marchio o un prodotto dopo aver eseguito una ricerca in rete.
Mi fa molto piacere questo dato perché conferma e sottolinea il ruolo attivo degli utenti in rete che sono sempre più protagonisti attenti e consapevoli e non semplici bersagli passivi della pubblicità, come lo sono con i media tradizionali, cioè tv, radio e giornali.
Oggi la tv perde terreno a favore della grande rete. Ma non solo. Internet si conferma avere un ruolo strategico nelle scelte e nella formazione di opinioni. Pensate che il 31% degli intervistati nel sondaggio citato hanno dichiarato di aver cambiato idea su un marchio o un prodotto dopo aver eseguito una ricerca in rete.
Mi fa molto piacere questo dato perché conferma e sottolinea il ruolo attivo degli utenti in rete che sono sempre più protagonisti attenti e consapevoli e non semplici bersagli passivi della pubblicità, come lo sono con i media tradizionali, cioè tv, radio e giornali.
mercoledì 25 novembre 2009
Clic, clic, clic
Le statistiche sostengono che il conversion rate è del 3%. Il che ci dice che 97 persone su 100 non vanno oltre il primo clic. Ma da quando tre su cento è diventata una percentuale soddisfacente?
La domanda sorge spontanea: ma che cosa succede dopo quel primo clic? Purtroppo troppo spesso la risposta è "niente". Quello che accade dopo il clic viene raramente preso in considerazione e certamente non è mai una priorità. E qui sta l'errore di molti e la grande opportunità per altri. Fare o non fare clic infatti è la decisione consapevole di un essere umano pensante e dotato di libero arbitrio. Una decisione che si basa sui suoi interessi e aspettative e sull'esplorazione del sito su cui è arrivato per capire se è all'altezza del motivo che lo ha portato a scegliere quel certo link.
Quanto siamo in grado di soddisfare le aspettative dell'utente è un momento critico per la nostra credibilità. Tuttavia, poiché le aspettative sono diverse da persona a persona, a seconda del gruppo di appartenenza e del contesto in cui hanno cliccato, le chance di soddisfare pienamente chi clicca con una pagina generica, tipo "one size fits all" sono scarsissime. Ecco spiegato il 97%.
È quindi fondamentale che gli utenti non siano considerati come tutti uguali, anche se provengono - verosimilmente - tutti dalla stessa fonte. E se la fonte sono gli annunci Adwords di Google o dei banner che, per loro natura, hanno uno spazio di comunicazione terribilmente limitato e limitante, capite come stiamo messi.
Morale: per ottenere risultati diversi dal fantomatico 3% è fondamentale personalizzare le landing pages. Plurale.
La domanda sorge spontanea: ma che cosa succede dopo quel primo clic? Purtroppo troppo spesso la risposta è "niente". Quello che accade dopo il clic viene raramente preso in considerazione e certamente non è mai una priorità. E qui sta l'errore di molti e la grande opportunità per altri. Fare o non fare clic infatti è la decisione consapevole di un essere umano pensante e dotato di libero arbitrio. Una decisione che si basa sui suoi interessi e aspettative e sull'esplorazione del sito su cui è arrivato per capire se è all'altezza del motivo che lo ha portato a scegliere quel certo link. Quanto siamo in grado di soddisfare le aspettative dell'utente è un momento critico per la nostra credibilità. Tuttavia, poiché le aspettative sono diverse da persona a persona, a seconda del gruppo di appartenenza e del contesto in cui hanno cliccato, le chance di soddisfare pienamente chi clicca con una pagina generica, tipo "one size fits all" sono scarsissime. Ecco spiegato il 97%.
È quindi fondamentale che gli utenti non siano considerati come tutti uguali, anche se provengono - verosimilmente - tutti dalla stessa fonte. E se la fonte sono gli annunci Adwords di Google o dei banner che, per loro natura, hanno uno spazio di comunicazione terribilmente limitato e limitante, capite come stiamo messi.
Morale: per ottenere risultati diversi dal fantomatico 3% è fondamentale personalizzare le landing pages. Plurale.
lunedì 23 novembre 2009
Triplica il conversion rate con la landing page giusta

Più facile è per un'agenzia creare e testare landing pages e più facile sarà per il cliente migliorare il conversion rate, cioè la percentuale di persone che completa tutte le azioni richieste.
Infatti se il web marketing partner è in grado di crearla velocemente, avrà più tempo per migliorarla, raffinarla, ottimizzarla. Per questo è fondamentale rivolgersi ad esperti di landing page, come noi in DigiTouch. Purtroppo di solito chi si occupa di marketing fa una fatica tremenda a creare, testare, migliorare queste pagine preziose. Ci sono ostacoli tecnologici (ci vuole tempo, non si può fare, il sistema non lo prevede ecc.); ostacoli posti da chi si occupa del content (il copy lo decidiamo noi!). Tutte vicende che causano ritardi che nell'era del web 2.0 non sono ammissibili né tollerabili. Né per l'agenzia, né per il cliente.
Siete quindi pronti a migliorare le vostre landing page e aumentare non solo la quantità ma soprattutto la qualità dei vostri iscritti? Sono migliaia ormai le case history che testimoniano come una landing page ben pensata e monitorata possa far triplicare i click. A volte basta una buona idea, come ad esempio una serie di video testimonial, a convincere della qualità dei vostri servizi/prodotti.
mercoledì 18 novembre 2009
Quando la pubblicità si fa solo su telefonino
Negli Usa la Volkswagen ha deciso di pubblicizzare il nuovo modello di Golf GTI solo via iPhone. Insomma, i colossi puntano sulla personalizzazione dei media.
È esattamente quello di cui parlavo qualche tempo fa: la cosa fondamentale è individuare con precisione il target di riferimento e su quello costruire la campagna scegliendo non solo il copy, le immagini ma anche - e soprattutto - il medium di diffusione.
La tedesca Volkswagen ha fatto proprio così. Ha individuato nei possessori di iPhone il bersaglio ideale del nuovo modello GTI perché entrambi risultano appassionati di tecnologia, che amano il social networking e i videogame. Su questa base VW ha agito, lanciando un gioco in grado di creare un marketing virale (basato sul passaparola) straordinario.
Per vedere l'applicazione, cliccate qui.
E meditate gente sulle potenzialità che gli smart phone possono offrire...
È esattamente quello di cui parlavo qualche tempo fa: la cosa fondamentale è individuare con precisione il target di riferimento e su quello costruire la campagna scegliendo non solo il copy, le immagini ma anche - e soprattutto - il medium di diffusione.
La tedesca Volkswagen ha fatto proprio così. Ha individuato nei possessori di iPhone il bersaglio ideale del nuovo modello GTI perché entrambi risultano appassionati di tecnologia, che amano il social networking e i videogame. Su questa base VW ha agito, lanciando un gioco in grado di creare un marketing virale (basato sul passaparola) straordinario.Per vedere l'applicazione, cliccate qui.
E meditate gente sulle potenzialità che gli smart phone possono offrire...
martedì 17 novembre 2009
La mia previsione per il 2010

Oggi faccio il veggente e vi anticipo quello che, secondo me, sarà il boom del 2010 e 2011: l'e-commerce su telefonino. Il che apre una rosa incredibile di nuove opportunità di marketing e di pubblicità.
Presto qualcuno si periterà di inventare un neologismo per il marketing che si farà sugli smart-phone. Azzardo "phone marketing", "cell marketing", "smart marketing". Eh sì perché ci vuole uno smart phone moooolto smart (in inglese "intelligente, vispo, acuto") per gestire la complessità di un negozio online. Che in realtà non sarà più online perché sarà fruibile solo via telefonino e quindi sarà wireless anche lui.
Nascerà la "wireless shopping experience", della quale è pioniere niente meno che re Giorgio. Armani, si intende, che il prossimo 25 novembre distribuirà ai possessori di iPhone, Android, Blackberry e vari altri l'applicazione per fare shopping via telefono.
E se oggi non tutti in Italia hanno accesso a un pc e al web, sicuramente tutti avranno accesso - grazie alla diffusione in veloce crescita degli smart phone - ai contenuti per telefonino.
E il sogno di poter fare la spesa via cellulare e trovarla consegnata a casa, di poter noleggiare un dvd e trovarselo nella casella della posta, di ammazzare il tempo sui trasporti pubblici facendo shopping è praticamente già realtà.
L'opportunità che rappresenta la possibilità di raggiungere con la nostra pubblicità un potenziale bacino di 60 milioni di utenti a costi infinitamente più bassi della tv è davvero una splendida notizia.
lunedì 9 novembre 2009
Differenza tra performance marketing e pubblicità online
Quando incontro potenziali clienti, la prima domanda che mi fanno è: "Ma come funziona il performance marketing? Che differenza c'è dalla tradizionale pubblicità online". Ecco la risposta.
I contratti e le attività di performance marketing vengono discussi e pattuiti cercando di attribuire un prezzo di base all'obiettivo concreto che il mio cliente desidera raggiungere e per il quale è disposto a pagare. Può trattarsi ad esempio di nominativi di persone potenzialmente interessate ai suoi servizi che lasciano i propri dati per essere contattate. Per ottenere questo, occorrono una serie di strumenti e di attività che vanno dalla creazione di annunci testuali (su Google e i principali motori di ricerca), all'ideazione di pagine specifiche (landing page in gergo) dove inserire fisicamente dati e informazioni strutturate e mirate.
I modelli di contratto più diffusi sono il Costo per Lead (CPL), il Costo per Acquisizione (CPA) e il Costo per Vendita (CPV) ma la cosa più interessante e straordinariamente innovativa è che il cliente paga soltanto in base agli obiettivi raggiunti (vendita, acquisizione di nuovi clienti o di clienti interessati) e MAI in base al traffico generato dalle campagne pubblicitarie.
Per chiarire: posso ottenere 10 lead interessati sia che a vedere il mio annuncio siano in un milione sia che siano solo in 10.
I contratti e le attività di performance marketing vengono discussi e pattuiti cercando di attribuire un prezzo di base all'obiettivo concreto che il mio cliente desidera raggiungere e per il quale è disposto a pagare. Può trattarsi ad esempio di nominativi di persone potenzialmente interessate ai suoi servizi che lasciano i propri dati per essere contattate. Per ottenere questo, occorrono una serie di strumenti e di attività che vanno dalla creazione di annunci testuali (su Google e i principali motori di ricerca), all'ideazione di pagine specifiche (landing page in gergo) dove inserire fisicamente dati e informazioni strutturate e mirate.
I modelli di contratto più diffusi sono il Costo per Lead (CPL), il Costo per Acquisizione (CPA) e il Costo per Vendita (CPV) ma la cosa più interessante e straordinariamente innovativa è che il cliente paga soltanto in base agli obiettivi raggiunti (vendita, acquisizione di nuovi clienti o di clienti interessati) e MAI in base al traffico generato dalle campagne pubblicitarie.
Per chiarire: posso ottenere 10 lead interessati sia che a vedere il mio annuncio siano in un milione sia che siano solo in 10.
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